Booklovers stories | Il mondo della scrittura | Il quaderno giallo

Sono Ferdinando de Martino, direttore editoriale di una piccola casa editrice, scrittore, docente di scrittura creativa e direttore editoriale di questa testata.

Se ti trovi qui è probabilmente perchè ami i libri, magari sei uno scrittore o vuoi diventarlo. In questa rubrica voglio parlarti dei retroscena del mondo della scrittura a tuttotondo.

Oggi vi parlerò di quelli che io chiamo i quaderni gialli. Il nome lascia poco spazio all’immaginazione, perchè si parla proprio di blocchi di fogli gialli che utilizzo per la parte cartacea del mio lavoro.

Non essendo questo un corso di scrittura creativa, non voglio annoiarvi e passerò subito all’azione. Vi parlerò di come i quaderni gialli abbiano influenzato il mio ultimo romanzo “Castagneto Carducci“, un thriller ambientato in un paese della Toscana.

Molto spesso da editore mi ritrovo a leggere libri poco chiari, che tornano indietro e poi vanno avanti e ancora indietro per descrivere alcune situazioni e alcuni posti. Questo accade perchè gli autori non hanno usato i quaderni gialli.

Ma cos’è il quaderno giallo? A cosa serve? E deve essere giallo? No. Non deve per forza essere giallo, quello è un mio feticismo.

Il quaderno non è solamente un raccoglitore per gli appunti ma un’arma basilare per ogni scrittore. Il quaderno è il posto in cui si studia, in cui si segnano i particolari, dettagli e, soprattutto si scrive a grandi linee ciò che accadrà nel romanzo capitolo per capitolo. Avremo modo di vedere in futuro cose e come studiare gli argomenti. Oggi ci concentreremo sul pragmatismo del quaderno giallo.

Avete presente il demone della pagina bianca? Dimenticatelo. Sarà solamente un brutto ricordo. Ma perchè accade questa cosa? Perché ci si ritrova davanti al computer senza sapere cosa scrivere? Mentre alcuni autori sfornano due libri all’anno di quattrocento Pagine?

Semplice. Accade perchè sei impreparato davanti alla pagina bianca. Se invece fossi pronto, scriveresti. Per fare ciò bisogna dimenticarsi del computer. Quindi, prendi il tuo portatile, mettilo in carica e vai in un’altra stanza, in un bar o dove meglio ti trovi; magari in una biblioteca e scrivi sul quaderno tutto quello di cui vuoi parlare dalla a alla zeta. In tre righe scrivi cosa succederà nel primo capitolo e rifarlo per il secondo, per il terzo e via dicendo, fino all’ultimo capitolo.

Allora e solamente allora sarai pronto per il computer. Quando la tua storia sarà adolescente, potrai farla maturare iniziando a battere sui tasti del tuo amato computer. C’è una sola regola in questo caso: si inizia a battere al computer solo dopo aver creato tutta la storia in mente, questo perché durante la stesura di un romanzo non bisogna mai fermarsi. Una volta iniziato devi continuare senza settimane di pausa o cagate del genere. Devi scrivere. Sempre che tu voglia fare lo scrittore, se vuoi solo giocare, allora vati a bere la birra con gli amici, salta la scrittura perché devi andare in settimana bianca; ma se vuoi fare lo scrittore dimenticati della birra e fanculo alla settimana bianca. Sei uno scrittore non Alberto Tomba.

Nel mio ultimo romanzo ogni cosa che sarebbe accaduta all’interno della storia era già stata scritta sul quaderno giallo. C’era tutto in quei fogli dai gusti sessuali dei personaggi secondari a quante volte il protagonista si taglia le unghie. Poi non è detto che il pubblico debba sapere se il tuo protagonista ha le unghie lunghe o corte, ma l’importante è che lo sappia tu; tutto grazie al quaderno giallo. Diciamo che grazie a questo escamotage King riesce a scrivere due romanzi all’anno dagli anni settanta e Wooy Allen continua a partorir sceneggiature a raffica. Il segreto è il quaderno giallo. Il segreto è non farti trovare impreparato dall’accensione del computer. Quando batterai il tu manoscritto al computer dovrai farlo con la tenacia del leone e non con lo paura di un cucciolo di panda appena nato.

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